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Iniziamo il nostro tour con una suggestiva veduta di Marino, con la sua Valle Ferentana, il suo bosco, antico covo di briganti e, allo stesso tempo, luogo preferito da visitatori e poeti. Il paesaggio che si presenta ai nostri occhi non potrebbe comunicare meglio il clima fresco e la tipicità dei luoghi dei Castelli Romani.

"Questo ragguardevole capoluogo di mandamento, è situato nell'estremo limite del territorio della via Latina con quello dell'Appia, sul ciglio del primo gran ripiano del monte laziale, formato da un banco di tufi, ceneri e lapilli (peperino) in una posizione amena e salubre, a circa 335 metri sul mare e alla distanza di 20 chilometri da Roma."

Così introducono Marino gli storici Giuseppe e Francesco Tomasetti in un volume sulla Campagna Romana edito nel 1926. Gli stessi l'avevano anche definito " culla dei nostri grandi progenitori e quindi della civiltà" E, sicuramente, l'antica Castrimoenium è uno dei paesi dell'hinterland romano più ricchi di storia.

Feudo della famiglia Frangipane-Orsini e poi dei Principi Colonna, Marino conserva ancora intatte alcune testimonianze del passato.

Entriamo nel paese ed iniziamo a presentare l'antico Palazzo Colonna, sede della casa comunale.

Si ritiene sia stato progettato nel 1532 dall'Architetto Antonio da Sangallo che ne iniziò i lavori ripresi poi da Marcantonio II Colonna nel 1560. Nel 1944 fu distrutto dai bombardamenti che lasciarono intatte solo le mura di cinta a sud del palazzo (alcuni studiosi le attribuiscono addirittura al Bramante). Lo splendore degli interni fu completamente cancellato dalle bombe e per la sua attuale ricostruzione si dovrà attendere il 1951.

L'ingresso più famoso del paese è quello su Piazza Matteotti su cui troneggia la Fontana dei Mori, eretta a simbolo di Marino, Palazzo Matteotti e Palazzo Castagna con i due torrioni risalenti al 1200, resti delle antiche cinta fortificate del Castello Frangipane.

L'artistica Fontana degli schiavi o Fontana dei Mori, opera dello scultore marinese Pompeo Castiglia e dello scalpellino Pietro Taccia, fu disegnata dall'architetto Sergio Venturi. E' sormontata da una colonna di marmo con capitello corinzio su cui è ben visibile lo stemma della Famiglia Colonna. Ai suoi piedi giacciono avvinti quattro prigionieri turchi, pure di peperino collocati su di uno scoglio retto da otto sirene (ancora emblema della Casa Colonna).

Un'altra caratteristica fontana è quella di Nettuno. Nota anche come Fontana del Cavallo. Fu scolpita dall'artista siciliano Michele Tripisciano nel 1889 e raffigura il Tritone che trattiene per le redini un cavallo marino con alla base, a simulazione delle onde, copiosi gettiti d'acqua. Alle due estremità è posto lo stemma della città sormontato da una corona e alla cui base sono collocate vasche a forma di conchiglia per la raccolta dell'acqua potabile. Durante i bombardamenti che distrussero Palazzo Colonna andarono persi alcuni particolari della fontana ricostruiti, più tardi, dallo scultore marinese Giorgio Fanasca.

Uno dei monumenti più famosi è il Mitreo, di epoca romana. Nascosto all'interno di una cantina privata, il Mitreo è uno dei siti più suggestivi della città. L'antico culto romano (le origini del quale risalgono addirittura all'epoca babilonese) considerava il Dio Mitra difensore del bene e protettore dell'Impero e lo venerava con particolari cerimonie sacrificali nei templi sotterranei chiamati appunto Mitrei. Quello scoperto a Marino nel 1962 è costituito da una galleria interrata lunga circa 25 metri e larga 3,50 intonacata interamente da affreschi. Sul fondo è raffigurato il Dio Mitra nell'atto estremo dell'uccisione del Toro Sacro. La luce del dio allontana la notte (simbolo del male), ma l'impresa è osteggiata dagli animali immondi che tentano di nutrirsi della linfa vitale del toro. Il trionfo del bene sul male è simboleggiato, infine, dalle spighe di grano che crescono copiose dalla coda del toro.

Tra le altre testimonianze del passato ricordiamo: la tipica Torre di guardia in località la Concia e l'antico Fontanile d'Ammonte.

Di notevole interesse è anche la statua femminile acefala detta "Cellone" di due metri al cui fianco è sdraiato un Marforio anch'esso privo di capo.

Volendo, invece, parlare dei luoghi di culto ci dobbiamo soffermare sulla Basilica Collegiata di San Barnaba Apostolo. Risale al XVII secolo e si trova nei pressi del Palazzo comunale. La Chiesa ha una facciata barocca in peperino, sulla quale si legge l'iscrizione del Cardinale Girolamo Colonna con la data dell'apertura dell'edificio. Nelle due porte minori si scorgono due nicchie con le statue dei due Santi protettori di Marino: San Barnaba e Santa Lucia.

Anche l'interno è di gusto barocco. Dietro l'altare maggiore si può ammirare il Martirio di San Barnaba, dipinto di Bartolomeo Gennari. Agli estremi sono collocati i due altari in marmo policromo Galantini e Mocchi con la raffigurazione del Martirio di San Bartolomeo ( a sinistra) attribuito al Guercino, e la Madonna del Carmelo di Luigi Gazzi (a destra). Nella navata sinistra è posizionata la statua in legno dorato del XVII sec. raffigurante Santa Lucia; sulla parete è visibile un dipinto di Pier Leone Ghezzi (XVII sec.) Pregevole è anche il Cristo in Croce, opera in legno di scuola umbra risalente al sec. XIV. Al centro dell'altare vi è un quadro raffigurante l'Addolorata attribuito al Maratta. La volta fu affrescata da Giuseppe Aluisi nel 1873. Molte altre pregevoli opere, purtroppo, sono state trafugate nel 1982 e oggi si possono ammirare soltanto attraverso le documentazioni fotografiche conservate nell'archivio storico comunale e in quello della Pro Loco.

Accanto alla Basilica di San Barnaba ricordiamo anche la Cappella del Gonfalone con le sue vivaci decorazioni interne restaurata a seguito del terremoto del 1981.

Ancora una Chiesa risalente al XVII secolo è quella della Santissima Trinità, recentemente ristrutturata a cui è annesso il collegio Fumasoni Biondi , notaio, poeta e letterato di Marino a cui si deve il nome dell'edificio. Nel 1836 papa Gregorio XVI donò chiesa e convitto alla città, inviandovi i padri dottrinari. Attualmente è sede dell'Istituto d'Arte Paolo Mercuri.

Ultimo gioiello recuperato all'incuria e alla fatiscenza è la ex Chiesa di Santa Lucia. Sconsacrata nel 1636, la chiesa gotica di Santa Lucia conserva in buone condizioni la navata centrale, parte di una navata minore con le caratteristiche bifore ogivali, parte del vano della torre campanaria e alcuni elementi decorativi interni come le bifore e frammenti di mosaici e rosoni. L'altare principale è stato spostato sul lato destro della basilica di San Barnaba. Oggi, dopo accurati restauri, è sede del nuovo Museo Civico.

La Chiesa di San Rocco si trovava, invece, sulla strada verso Grottaferrata. Fatta costruire da Orazio Moscardini e Fabrizio Vannutelli, è rimasta aperta fino al 1944 quando fu parzialmente distrutta dai bombardamenti. Oggi è un'abitazione privata.

Sempre sulla strada per Grottaferrata si trova la Casa delle Monache Camporesi. Ultimato nel 1893, l'edificio realizzato in stile gotico e romanico, con torrioni agli angoli che ricordano invece reminiscenze tipicamente francesi, è adibito all'accoglienza degli anziani ad opera della comunità religiosa dell'Ordine delle Piccole Sorelle dei Poveri.

Non possiamo non menzionare il Santuario della Madonna dell'Acqua Santa. Immersa nella Valle del Barco, realizzata nella roccia di peperino, è un classico esempio di costruzione sacra spontanea. Il Santuario, con la sua caratteristica fonte di acqua ritenuta miracolosa e che scorre proprio sotto l'altare, è, da molti anni, meta di pellegrinaggi e luogo d'interesse storico e archeologico.

Il portale di accesso è del Settecento, l'altare interno di forma trapezoidale con ali laterali, racchiude l'affresco della Madonna con il Bambino con in alto scolpita la testa di un cherubino e la scritta "Apud te est fons vitae". In origine la chiesetta aveva un campanile che però disturbava il sonno di un certo Signor Tuccimei che la fece abbattere.

Tra le chiese più antiche di Marino citiamo anche la Chiesa di Santa Maria delle Grazie, annessa all’ex Convento degli Agostiniani. Risalente all’incirca al XV sec., conserva all’interno un affresco attribuito al pittore fiorentino Benozzo Bozzoli e una scultura in legno di scuola napoletana raffigurante San Nicola da Tolentino. Nella seconda cappella, posta sulla sinistra, vi è una tela raffigurante San Rocco attribuita addirittura al Domenichino (1581-1641).

Opera dell’imprenditore e architetto romano Giuseppe Sardi, allievo del Bernini, è la Chiesa del SS. Rosario ultimata nel 1713. Il portale è caratterizzato dal simbolo dell’Ordine domenicano (un cane con la torcia ardente in bocca) a cui appartengono le ultime suore che ancora vi risiedono. L’interno è decorato con stucchi bianchi, il soffitto è costituito da una cupola centrale e da ovali laterali mentre, incastonato nel muro dell’altare principale, si può ammirare un dipinto della Madonna attribuito alla scuola di Mino da Fiesole (XV sec.). La chiesa, inserita nel complesso dell’ Antico Monastero Domenicano è ubicata nel cosiddetto " Giardinaccio", ciò che rimane dei due giardini Colonna che collegavano il Borgo alla Porta Romana. Oggi due portali in peperino semisepolti, all’ingresso di Via Costa Batocchi, sono l’unico ricordo dei giardini principeschi. (Da "Lo vedi ecco Marino" edito da Giovanni Eleuterio Lovrovich e Franco Negroni).

Ultimo, ma non meno importante, è quello che viene ricordato come l'antico Casino Colonna inserito nei giardini summenzionati, gli stessi che nel tempo facevano parte di un parco arredato con fontane e gruppi scultorei, oggi quasi completamente scomparsi. Il Casino di caccia, invece, è sopravvissuto fino ad oggi, e ripristinato prima da Alberto Moravia e poi dallo scultore Umberto Mastroianni che visse a lungo a Marino dove morì nel 1999. Gli ambienti del piano terra sono decorati da bellissimi affreschi di gusto classico, riquadri paesaggistici con vedute fluviali e scorci marini. Gli ambienti suggestivi del Casino assieme al paesaggio e al clima sereno della cittadina laziale, costituirono l’habitat stimolante e piacevole dove il grande artista amava passare le sue giornate e dove diede vita ai suoi lavori più impegnativi. Oggi l’edificio è residenza della vedova Mastroianni.

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Per chi ha interesse ad approfondire alcuni aspetti della storia, usi e tradizioni del nostro paese può visitare la sezione bibliografica della Biblioteca comunale (Tel. 06/93957063), dove potrà trovare tutte le pubblicazioni disponibili sull'argomento.
 
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